La Fotografia è l’ultima testimone imparziale.
CHI SONO
Nato a Bologna nel 1993,sono sempre stato guidato da una cocente curiosità ed un genuino entusiasmo. Attratto dai contrasti, ho sempre cercato di osservare in maniera ragionata ed emotiva ciò che è fuori dal conforme, posizionandomi con occhio critico verso ciò che è diverso o banalmente ordinario, mettendomi sempre in discussione. I contrasti e le stratificazioni hanno sempre riecheggiato con qualcosa di molto più profondo e intimo.
Attraverso questa lente, la mia pratica si basa su un’osservazione lenta, empirica e costante dell’ambiente, mossa dal bisogno di decodificare i suoi cambiamenti e le dinamiche silenziose che lo attraversano.
Guardo alla fotografia come a un linguaggio per interpretare il sistema di relazioni in cui siamo immersi. Per me, fotografare non significa semplicemente produrre immagini, ma esercitare una presa di responsabilità sociale e politica verso la realtà che scelgo di documentare.
Al centro della mia ricerca c’è l’indagine sull’identità: quella dei luoghi, degli oggetti e dei soggetti che incontro. Mi interessa capire cosa definisce un’essenza, come si trasforma nel tempo e cosa resiste quando tutto intorno muta. Che si tratti di spazi collettivi, di frammenti di quotidiano o di percorsi individuali, il mio obiettivo è far emergere le tracce di ciò che siamo e delle tensioni che definiscono il nostro presente.
Credo fermamente che l’atto di inquadrare non sia mai un gesto neutro, ma una scelta di partecipazione civile. Attraverso la mia pratica, cerco di restituire dignità e spessore a ogni elemento, rifiutando letture semplificate o estetiche fini a se stesse. Documentare l’identità diventa così un impegno per costruire una memoria condivisa, con cui dialogare, offrendo strumenti per immaginare un senso di comunità più consapevole e strutturato.













CATEGORIE
Derive
Brevi storie parallele
APPROCCIO
Parto sempre da qualcosa di concreto – un edificio abbandonato, una faccia segnata o un oggetto che sta scomparendo. Non cerco immagini che illustrino una tesi: faccio il percorso inverso. Mi fermo davanti a ciò che è fisicamente presente e scavo, risalendo la catena economica, storica, sociale fino alle forze più grandi che hanno prodotto ciò che vedo.
Il principio è semplice: il particolare non illustra l’universale, lo contiene. Ogni luogo, ogni oggetto, ogni persona porta dentro di sé più storia di quanta ne mostri – sedimentata negli intonaci, nelle crepe, nelle rughe o nella distanza tra le persone.
È in quella distanza che lavoro. La tensione tra chi abita uno spazio e le forze che lo trasformano non si legge nelle grandi narrazioni – si legge nei dettagli.
La fotografia è lo strumento che uso per fermare quel momento di contrasto, per rendere visibile ciò che la quotidianità ha reso invisibile.
Fotografare, per me è prima di tutto un gesto emotivo. Di amore per ciò che si sta perdendo, di rabbia per le trasformazioni silenziose che nessuno nomina, di tristezza per quello che resiste senza che nessuno lo veda davvero. La macchina fotografica è strumento neutro, il fotografo no, il suo scatto è un atto di partecipazione. Per questo la fotografia è, ancora oggi, l’ultima testimone imparziale
BOLOGNINA
Una passeggiata tra gli strati di un quartiere popolare, vivo delle persone che lo abitano e delle storie ordinarie che scorrono al di là della cronaca.
Tra i palazzi cooperativi e cantieri, fabbriche abbandonate e nuove piazze.












